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Lunedì - Venerdì 16.30 - 18.30

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C0ntatti

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XVIII Domenica del Tempo Ordinario

03 agosto 2025  

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Carissimi, celebriamo la XVIII Domenica del Tempo Ordinario e il Vangelo di oggi ci propone la nota parabola del ricco stolto. Il racconto si apre con la scena di un tale che si alza tra la folla e chiede a Gesù di dirimere una questione giuridica circa l’eredità di famiglia. Ma Egli nella risposta non affronta la questione, ed esorta a rimanere lontano dalla cupidigia, cioè dall’avidità di possedere. Per distogliere i suoi ascoltatori da questa ricerca affannosa della ricchezza, Gesù racconta la parabola del ricco stolto, che crede di essere felice perché ha avuto la fortuna di una annata eccezionale e si sente sicuro per i beni accumulati. Il racconto entra nel vivo quando emerge la contrapposizione tra quanto il ricco progetta per se stesso e quanto invece Dio gli prospetta.

La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: «Come faccio? Ho troppo. Ecco, demolirò i miei magazzini e ne ricostruirò di più grandi». Così potrò accumulare e trattenere. Scrive san Basilio: «E se poi riempirai anche i nuovi granai, che cosa farai? Demolirai ancora e ancora ricostruirai? Costruire e demolire: che cosa c’è di più stolto, di più inutile?» Il ricco della parabola dice sempre «io» (io demolirò, costruirò, raccoglierò...), usa sempre l'aggettivo possessivo «mio» (i miei beni, i miei raccolti, i miei magazzini, me stesso, anima mia). Ma l'uomo ricco è solo, isolato al centro dei suoi magazzini pieni. Nessun altro è nominato, nessuno in casa, nessun povero alla porta, nessuno con cui condividere la gioia del raccolto. Le persone contano meno dei sacchi di grano. Non è felice, non vive bene, è ricco di cose, ma povero di relazioni!

“Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta indietro la tua vita”. Gesù non evoca la morte come una minaccia per farci disprezzare i beni della terra. Il Vangelo non contesta il desiderio di godere le brevi gioie della vita come vorrebbe fare il ricco (anima mia riposati, mangia, bevi, divertiti...). Gesù non dice che il pane non è buono, che il benessere è male. Dice però chiaramente che non di solo pane vive l'uomo, che la tua vita non dipende da ciò che possiedi, non dipende da ciò che hai, ma da ciò che dai!

La cupidigia dei beni, la voglia di avere beni, non sazia il cuore, anzi provoca di più fame! L’amore che genera relazioni è la fonte della vera felicità, mentre la ricerca smisurata dei beni materiali e delle ricchezze è spesso sorgente di inquietudine, di avversità, di prevaricazioni, di guerre. Tante guerre incominciano per la cupidigia. Vuoi una vita piena e felice? Non cercarla al mercato delle cose: le cose promettono ciò che non possono mantenere. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio. L'alternativa è chiara: chi accumula «per sé», lentamente muore; chi arricchisce presso Dio, accumulando relazioni buone, donando invece di trattenere, ha trovato il segreto della vita che non muore.

La conclusione della parabola è di singolare efficacia: «Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». È un ammonimento che rivela l’orizzonte verso cui tutti noi siamo chiamati a guardare. I beni materiali sono necessari – sono beni! -, ma sono un mezzo per vivere onestamente e nella condivisone con i più bisognosi. Gesù oggi ci invita a considerare che le ricchezze possono incatenare il cuore e distoglierlo dal vero tesoro che è nei cieli. Ce lo ricorda anche San Paolo nella Seconda lettura. Dice così: «Cercate le cose di lassù. … rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-2).

Un giorno un visitatore ar­riva nella cella di un mona­co del deserto. E conver­sando gli domanda: come mai hai così poche cose nel­la tua cella? Un letto, un ta­volo, una sedia, una lampa­da. Il monaco replica: e tu come mai hai solo una sac­ca con te? Ma perché io sono in viaggio, risponde il vi­sitatore. E il monaco: an­ch'io sono in viaggio!